Distillati e liquori

La distillazione nelle Marche ha origini antichissime grazie e soprattutto ai monaci che, a partire dal xv secolo si dedicano con passione e talento alla creazione di bevande rigeneranti.

Gli amari al tartufo, i caffè sport ma in particolare i liquori allʼanice, sono ormai prodotti affermati sul mercato nazionale ed internazionale. Simbolo di zone come i Monti Sibillini è lʼanice, Pimpinella anisum, termine che deriva dal latino anisum e dal greco anison.

Il Mistrà è un liquore allʼanice più o meno dolce, di corpo, dal retrogusto secco e amaro, le cui origini sono antichissime. La gradazione è intermedia, ricca di aromi e virtù officinali. Il Mistrà, da Misithra (città bizantina) o da mischia (poiché viene mescolato con acqua), è diffuso nellʼascolano e nel maceratese. È preferito puro per gli aromi o come correzione al caffè.

Anisetta, più dolce, è classica di Ascoli Piceno e viene servita al Caffè Meletti nella famosa Piazza del Popolo. Si può bere di mattino ed è ottima nel dessert; allungata in acqua è dissetante e agevola la digestione. Alcuni la bevono con la mosca: 3 o 4 chicchi di caffè annegati nel liquore.

Dalla tradizione contadina delle zone interne derivano il vino cotto, la sapa e il vino di visciole.

La zona di produzione del vino cotto è molto estesa e comprende gran parte delle province di Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno.

La sapa si potrebbe definire come una parente prossima del vino cotto, in effetti, si ottiene attraverso la concentrazione a fuoco diretto del mosto, che in questo caso è più spinta in quanto si fa evaporare circa il 70- 80% della quantità iniziale del mosto. La sapa così ottenuta si presenta come uno sciroppo dolcissimo, dal colore variabile, dallʼambrato al rosso-violaceo, intenso odore di caramello e sapore mielato, sapido e vellutato. Un tempo si utilizzava principalmente, come il miele, in sostituzione dello zucchero che era assai raro, oggi si utilizza come mostarda di frutta per abbinamento di formaggi stagionati e saporiti.

Nello jesino e nel pesarese si produce il vino di visciole. Il vino di visciole si ottiene dalla fermentazione della ciliegia selvatica collinare o montana e il vino rosso locale, in proporzioni variabili da zona a zona. Con il suo bouquet straordinariamente intenso, nel quale il fruttato proprio del vino rosso si lega armoniosamente allʼaroma delle visciole e si abbina ottimamente con crostate e tutti i dolci secchi della tradizione locale.

Il testo è stato ripreso ed elaborato dalla pubblicazione “Made in MARCHE Gusto a Km 0 e shopping di qualità” a cura della Regione Marche