Ortofrutta

Nella cultura autarchica aziendale mezzadrile, il lavoro di ortolano era prevalentemente riservato alle donne. Il tocco femminile, nella cura dellʼorto, traspariva da mille particolari: dalla precisione nellʼincannare i pomodori, dallʼintramezzare i filari con dei fiori, ecc. Le antiche tradizioni, abbinate al microclima, hanno consentito lo sviluppo del settore in tutto il territorio, soprattutto in due giardini agricoli naturali quali le Valli dellʼAso e del Tronto dove crescono quasi tutte le varietà.

I prodotti regionali più noti sono i broccoli, i cavolfiori di Fano (tardivo), di Jesi (primaticcio) e di Macerata.

Il cavolfiore ha avuto la sua culla naturale nelle Marche, da cui è partito verso molti paesi europei.

Molto diffuso è il carciofo di Montelupone, il precoce (o violetto) di Jesi raccolto i primi di marzo, e quello ascolano, maturo tra aprile e maggio.

Pregiati e di “antica” coltivazione sono i finocchi, i piselli, lʼinsalata ascolana, lʼindivia scarola e lʼindivia riccia (tipicamente invernali). Questi prodotti diedero vita, allʼinizio del secolo scorso, alle prime esportazioni di ortaggi da Pedaso verso lʼEuropa.

Rinomati i gobbi del maceratese, la patata rossa dellʼaltopiano maceratese di Colfiorito, i fagioli bianchi del Tronto, la cipolla di Suasa. Da non dimenticare poi la riscoperta di due cibi poveri come la cicerchia di Serra deʼ Conti (presidio Slow Food) e le fave (in particolare quelle di Ostra) che, dopo anni di assenza, stanno tornando nei menù dei migliori ristoranti.

Anche nella produzione frutticola la scelta si conserva ampia e la qualità è maceratesi, in concorrenza con Sassoferrato sono il territorio delle migliori albicocche, mentre da Serrungarina viene la pera Angelica. Nella Val dʼAso, zona a forte vocazione frutticola primeggiano le pere a cucuccetta di SantʼEmidio e le pesche della Val dʼAso. Il pesco in questo territorio trova il terreno ed il clima ideali. Pregiate nel pesarese le pesche di Montelabbate. Il vanto nel territorio appenninico fra le province di Fermo ed Ascoli Piceno è la mela rosa dei Monti Sibillini, presidio Slow Food, caratterizzata da una polpa acidula e zuccherina e un profumo intenso e aromatico.

Gli alberi rustici di tutta la fascia collinare marchigiana danno vita a una gran quantità di visciole, amarene di Cantiano, prugnoli, mele cotogne, fichi, melograni e, salendo verso monte, marroni e castagne, usati soprattutto per gustosissime marmellate e dolci tradizionali.

Stessa sorte tocca anche ai generosi prodotti del bosco come more e corbezzoli del Monte Conero, oggi varietà protetta.

Le piante officinali, già descritte nel ʻ500 dai naturalisti marchigiani, rivestono un ruolo molto interessante, dal momento che le Marche sono fra le prime tre regioni produttrici italiane alle quali attingono copiosamente le industrie farmaceutiche, profumiere ed alimentari. Per lo più di origine spontanea e presenti nei territori montani e collinari, le principali sono il coriandolo, la passiflora, lʼanice verde, lʼissopo, la lavanda, la melissa, la menta, la salvia, lʼalloro ed il finocchio selvatico, molto utilizzato in particolari ricette della tradizione quali il coniglio in porchetta, la porchetta di maiale, le lumache e le crocette.

Il testo è stato ripreso ed elaborato dalla pubblicazione “Made in MARCHE Gusto a Km 0 e shopping di qualità” a cura della Regione Marche